domenica 29 agosto 2010

PANCHO E MACH5 DISEGNATI DA IVAN ANNIBALI


Oggi ho il piacere di presentarvi un graditissimo omaggio da parte del mitico Ivan Annibali (sentirete nuovamente parlare di lui molto presto su questo blog).

E se vi state chiedendo come ha fatto Ivan a realizzare l'illustrazione, qui sotto potete trovare il video con la risposta (sembra che con Firefox non si veda, non so perchè).


video

sabato 21 agosto 2010

BLACK WIDOW



Il copyrght, naturalmente, è della Marvel.

sabato 14 agosto 2010

INTERVISTA AD ARMANDO ROSSI


Armando Rossi in una reinterpretazione di se stesso.

Armando Rossi è uno dei disegnatori professionisti dal tratto più particolare che abbia mai avuto il piacere di vedere. I suoi inchiostri ruvidi ed apparentemente imprecisi nascondono in realtà una padronanza tecnica ed un'espressività dei personaggi davvero non comune. La prima volta che ho sentito il suo nome e visto il suo lavoro è stato nel primo volume di Ford Ravenstock, bellissimo fumetto scritto da Susanna Raule ed attualmente edito dalle Edizioni Arcadia. Inutile dire che sono rimasto subito molto colpito...

Armando, cominciamo con una domanda classica: quando e perché hai deciso di diventare fumettista?
Non credo che ci sia stato un momento preciso. Da bambino leggevo fumetti e pensavo: "WOW! Voglio farlo anch'io!" e disegnavo. Poi cresci, cambiano le letture. Passi da Topolino ad Asterix, dai supereroi a Linus e a Frigidaire, Pilot, Metal Hurlant, alla Vertigo, ma l’effetto “WOW! Voglio farlo anch'io!” rimane continui a disegnare.

Qual è il genere di fumetti che preferisci disegnare?
Il “genere” è solo un’etichetta appiccicata ad una storia. Se la storia rispecchia il genere, qualunque esso sia, nella sua forma più classica e stereotipata allora sarà nel 99 per cento dei casi noiosa da disegnare e da leggere. Al contrario una storia originale e ben scritta, indipendentemente dal “genere” in cui la vogliamo far rientrare, sarà divertente da disegnare. Quindi diciamo che più che altro dipende tutto dal soggetto, dalla sceneggiatura e, soprattutto, da quanta libertà ho nella rappresentazione grafica.

Quale genere invece eviti volentieri?
Direi supereroi. Trovo piuttosto insulso vedere gente paranoica dai corpi perfetti vestita come delle drag queen che va in giro svolazzando a fare a botte con altra gente altrettanto sobriamente vestita e sparare raggi protonici dalle mani. Però vale anche qui il discorso di prima: accetterei al volo di disegnare qualcosa come “Powers”, giusto per fare un esempio. Considera comunque che, essendo italiano e lavorando per il mercato europeo, non è che le proposte di disegnare supereroi arrivino tutti i giorni.

Fino ad ora qual’è stata la storia che ti è piaciuto maggiormente disegnare? Perché?
“Diamond Ducks”. Anche se adesso, a distanza di anni, non sono pienamente soddisfatto del risultato finale, è sicuramente il lavoro più divertente da disegnare che abbia realizzato. Perché? Per la libertà più completa di poter disegnare quello che mi pareva e come mi pareva, attingendo al mio immaginario visivo e non a quello di uno sceneggiatore.

Se tu potessi disegnare la versione a fumetti di un'opera qualsiasi (letteraria, cinematografica, ecc...) senza problemi di tempo e di compenso, quale sceglieresti e perché?
Senza alcun dubbio: “Il maestro e Margherita”. Perché è un libro meraviglioso. Naturalmente non sarò mai tanto pazzo da fare una cosa del genere. Primo perché sarebbe un lavoro da svariate centinaia di pagine che ti porta via qualche anno di vita e secondo perché, per quanto ne possa venire fuori un buon lavoro, anche nella migliore delle ipotesi non sarebbe mai all’altezza della versione letteraria. Sarebbe interessante invece procedere alla reinterpretazione di qualche opera letteraria o cinematografica: penso a quello che ha fatto Coppola con “Cuore di Tenebra” o Gilliam con “La jetèe”.

Preferisci lavorare su sceneggiature dettagliate oppure con poche indicazioni? Perché?
Meno indicazioni ci sono meglio è. La mia sceneggiatura ideale di una scena dovrebbe comprendere i dialoghi, una descrizione degli stati d’animo e delle azioni dei personaggi in quella scena, l’indicazione in linea di massima del luogo in cui si svolge la scena e il numero di tavole da dedicare alla scena. Niente di più.
Perché? Perché ogni indicazione in più è un paletto. A che serve saper disegnare quello che immagini se poi devi disegnare quello che immagina qualcun altro e che tu non “vedi”? Certo, puoi farlo, ma è piuttosto frustrante alla fine di un lavoro accorgerti che quel lavoro non è tuo ma di chi l’ha scritto.

Preferisci disegnare singole illustrazioni/copertine o tavole interne con più vignette?
Nessuna preferenza. Sono due tipi di lavoro diversi che richiedono approcci diversi al foglio di lavoro. È bello poter variare ogni tanto.

Sei molto pignolo come disegnatore?
Assolutamente sì. Sono capace di rifare una vignetta anche 4 o 5 volte e curo le chine in modo maniacale. Il punto è che dato il mio stile di disegno nessuno mi crede mai quando dico questa cosa. Una volta mi dava fastidio, adesso lo trovo divertente.

Quanto tempo ti occorre mediamente per realizzare una tavola?
In media direi un paio di giorni. Per alcune anche meno. Quelle più complicate invece possono richiedere anche una settimana.

Qual'è per te la parte più difficile del realizzare una tavola? Perché?
Non ci sono parti più difficili di altre. Ci sono però parti meno divertenti, se non addirittura noiose. La parte più divertente è l’inchiostrazione e il piazzare le luci e le ombre. Purtroppo quest’ultima fase è andata a farsi benedire da quando lavoro per il colore. Mi piace anche realizzare i bozzetti delle vignette in cui posso giocare con la composizione. Meno divertente realizzare le matite precise.

Qual è il soggetto che preferisci disegnare? Perché?
Nel corpo umano c’è un’armonia che raramente trovi negli altri soggetti. Attenzione: in ogni corpo umano, indipendentemente dal sesso o dalla forma fisica.
E le architetture esterne. È li che davvero puoi creare dei piccoli mondi. Noiosissimo invece disegnare gli interni.

Nell'introduzione accennavo al tuo modo particolare di inchiostrare le tavole. E' uno stile che hai sempre utilizzato oppure è la conseguenza di una precisa ricerca stilistica?
Entrambe le cose. È la normale evoluzione di un tratto su cui si sono innestate da una parte continue ricerche sul segno, soprattutto sull’incredibile potere che un segno ha di creare emozioni, e dall’altra le influenze dei disegnatori che più ho amato.

Hai lavorato più volte con Susanna Raule. Qual'è la cosa che preferisci di lei come sceneggiatrice?
Per amor di brevità: i suoi personaggi sono vivi. Bizzarri, incredibili, ma assolutamente veri. Quando lavoro con lei non ho mai l’impressione di disegnare un pupazzetto, ma di rappresentare una vita. Cosa potrei chiedere di più da uno sceneggiatore?

Ci avviamo alla conclusione: quale titolo daresti alla tua autobiografia?
“La guerra di Armando per arrivare vivo a fine mese”?

Disegneresti per il blog un ritratto o una caricatura di te stesso?
Non realizzo quasi mai ritratti o caricature di me stesso. A volte lo faccio, ma solo per rappresentare un mio momento particolare. Ti mando questo (l'immagie all'inizio del post, NdR), ma non mi chiedere spiegazioni.

sabato 7 agosto 2010

SFIDA FINALE - EPISODIO 6

Riprende il ciclo di Sfida Finale dopo una lunga interruzione. Chi non ricorda a che punto eravamo arrivati può recuperare cliccando qui.

In pochi secondi Mach5 raggiunge la statuetta di Pinkstar.

- Accidenti, com'è veloce! - impreca Killghost


Mentre Mach5 sfreccia accanto alla sua avversaria a inizia a risalire la parete del cratere tornando verso Pinkstar, la squadra dei super-eroi esulta.

- Ormai è fatta! Questa prova è stata più facile del previsto!




Ma Killghost non si perde d'animo: con i suoi poteri telecinetici stacca un piccolo masso dal terreno e lo sposta proprio davanti alle gambe di Mach5!

- Vediamo se alla sua velocità è in grado di schivare questo!

Mach5, lanciato come un proiettile lungo la scarpata, si accorge troppo tardi dell'ostacolo che Killghost ha messo sulla sua strada.
L'impatto è inevitabile.
L'urto fa violentemente perdere il controllo al super-eroe, che istintivamente lascia la presa sulla statuetta di Pinkstar.
L'inclinazione della parete del cratere agisce da trampolino e proietta Mach 5 verso lo spazio profondo.
La velocità del super-eroe tale che i suoi compagni non possono fare altro che osservarlo scomparire all'orizzonte.

E' successo tutto così in fretta che gli eroi rimangono ammutoliti, incapaci di accettare il significato di ciò che hanno appena visto.

Fluttuando lentamente, Killghost recupera la statuetta grazie alla telecinesi e la riporta soddisfatta a Pinkstar.

- Ragzzi, questo sì che è un colpo di scena! -esclama Pinkstar gioviale come al solito, per nulla turbato dalla morte atroce e inevitabile a cui Mach5 è appena stato condannato- Sembrava che Mach5 avesse la vittoria in pugno, invece è Killghost la vincitrice!

Finti applausi riecheggiano nel vuoto siderale, poi Pinkstar conclude:

- Bene, direi che non ci sono dubbi su chi sia stato eliminato in questa prova, quindi possiamo passare alla successiva!

E col solito lampo rosa teletrasporta nuovamente i concorrenti sulla Terra.



Scheda del personaggio: MACH5
Vero nome: Jim Rusher



Componente del super-gruppo SpearForce, è dotato di super-velocità, di eccezionali capacità acrobatiche e di una straordinaria competenza informatica. Quando non indossa il costume lavora come tecnico informatico presso lo Spear City Network.



lunedì 2 agosto 2010

INTERVISTA A SUSANNA RAULE

Nella foto: Susanna Raule.
Tiene a precisare che il cappello a cilindro, purtroppo, non è suo.

Psicologa, scrittrice, traduttrice, blogger e naturalmente sceneggiatrice di fumetti, Susanna Raule è l'autrice di due tra i miei personaggi preferiti in assoluto: Ford Ravenstock ed Ermanno Sensi. Il primo è protagonista di un'originalissima serie di fumetti -siamo al terzo numero su quattro- che ha esordito vincendo il Lucca Project Contest 2005 ed è attualmente pubblicata da Edizioni Arcadia. Il secondo è un commissario di polizia di La Spezia alle prese con criminali comuni e demoni infernali, le cui avventure sotto forma di brevi racconti si possono leggere gratuitamente qui.

Susanna, visto che il mio blog si occupa prevalentemente di fumetti cominciamo con una domanda classica: perché i fumetti? Cosa ti piace della cosiddetta "nona arte"?
In realtà devo ancora capirlo. Ho sempre letto fumetti, ma non sono mai stata una grande lettrice di fumetti. Immagino che l'idea di scriverli sia nata in modo casuale, perché mi sono trovata attorno persone che facevano fumetti e vivevano di fumetti. Se non fosse capitato, non so che cosa sarebbe successo. Sicuramente avrei scritto, quella è una cosa che ho sempre fatto. Ma avrei scritto fumetti? Bho.
Tanto ormai è successo, no?

Tra scrivere un racconto e sceneggiare un fumetto hai una preferenza?
Non proprio. Ci sono dei passaggi della stesura di una sceneggiatura che non mi piacciono (ad esempio scrivere le descrizioni delle vignette), ma ce ne sono anche altre che amo incredibilmente. Una di queste cose è la velocità con cui riesco a scrivere, a tenere la trama in mano. Nei racconti è tutto più lento, però non c'è linguaggio tecnico, quindi posso divertirmi anche a decidere come dev'essere una descrizione o decidere di farla in un modo più divertente di quella che sarebbe in una sceneggiatura, dove per prima cosa devi concentrarti sullo scopo: spiegare al disegnatore che cosa si vede in quella sequenza.

Nelle tue storie tendi ad inventare prima i personaggi o la trama?
Stranamente non so risponderti. Direi: dipende. Diciamo che di solito visualizzo, mi immagino, delle scene, delle situazioni. Se mi piacciono, ci scrivo attorno una storia. Non sempre so quando ho "creato" un personaggio. Probabilmente durante il processo.

Come nascono i tuoi personaggi? Quanto è importante la tua esperienza di psicologa?
Alla fine di ogni storia i miei personaggi sono nati un altro po'. Spesso, quando comincio a scrivere, ho un'idea molto vaga del carattere e della storia di un personaggio, degli eventi cruciali della sua vita ecc. So che ce ne sono, perché tutti ne abbiamo, e so quali sono importanti per la narrazione, ma molti dettagli si chiariscono via via. Non so in che misura mi aiuti essere una psicologa. Forse, semplicemente, mi è utile nel definire come quel determinato farà una determinata cosa, come ne affronterà un'altra e che cosa si rifiuterà categoricamente di fare. Ma, in fondo, questo lo sanno anche gli sceneggiatori non-psicologi, no?
La pratica clinica, però, mi dà delle idee. Non mi ricordo chi diceva che il mondo reale è un posto decisamente più strano della fiction, ma credo che sia vero.

Com'è nato Ford Ravenstock?
Stavo cercando di creare un killer diverso dal solito, un personaggio languido e gentile con un background molto problematico che gli desse una weltanschauung insolita. A un certo punto mi sono resa conto che un personaggio così conflittuale, probabilmente, avrebbe considerato l'omicidio un mezzo troppo semplice, che non si sarebbe limitato a far sembrare i suoi delitti qualcos'altro, ma sarebbero stati qualcos'altro. Qualcosa di complicato come lui. L'istigazione al suicidio, pressoché in tutte le legislazioni esistenti, è un reato molto difficile da dimostrare, praticamente impossibile. In seguito mi è venuto in mente che uno specialista in suicidi non poteva non essere depresso e che la sua professione doveva essere una forma di catarsi. Una persona sensibile non può spingere gli altri a uccidersi se non pensa al suicidio come una cosa positiva, e se lo pensa come una cosa positiva, probabilmente è perché lui stesso ne è attratto.

Com'è nato Ermanno Sensi?
Mi avevano chiesto di scrivere un racconto per un'antologia - un'antologia che poi, come molte antologie, non è uscita. Così iniziai a scrivere Sette, morto che parla, dal punto di vista dell'assassino. Non era un'idea originale e non ero soddisfatta, così a un certo punto decisi di creargli un avversario. In quel periodo mi era capitato di incontrare dei vecchi amici che, nonostante gli anni, non erano cambiati di un millimetro. Trovavo buffo il fatto di conoscere delle persone che avevano trent'anni e che nonostante questo erano ancora fieramente punk, nella mentalità, ma specialmente nell'aspetto. Pensai che anche il mio personaggio potesse essere così, ma in seguito trovai una spiegazione abbastanza convincente per questo fatto e gli diedi un'infanzia e un background completamente diverso, perché a quel punto avevo un altro problema: per quale motivo un adolescente goth dovrebbe decidere di entrare nella polizia? Risolsi il problema decidendo che Sensi non era stato un adolescente goth.

A quale dei due personaggi sei più affezionata?
Mi piacerebbe spiazzarti dicendo che preferisco uno dei due, ma non è possibile. Ci sono altri personaggi a cui sono molto meno affezionata, questo è vero, ma Sensi e Ravenstock si dividono equamente il mio affetto. Da un certo punto di vista, sono molto simili. Entrambi sono attratti dalla morte, entrambi sono dei pensatori eterodossi, entrambi hanno un certo fascino ambiguo. Ma Sensi è molto più integrato e molto più resistente. Quello che lo tiene in vita è dentro di lui, non al di fuori come nel caso di Ravenstock. E Sensi è meno puro, negli atti e nelle intenzioni.

Cosa direbbe Ford Ravenstock di Ermanno Sensi?
E' buffo, perché ora che mi ci fai pensare Sensi sarebbe un cliente impossibile per Ravenstock. Ha così tanti motivi per morire, ma ha deciso di restare vivo. Però, se Ravenstock lo trovasse in una sera in cui è particolarmente triste e scoglionato forse potrebbe convincerlo a farsi fuori solo per vedere che cosa succede. In definitiva credo che Ravenstock sarebbe atterrito, da lui.

E viceversa?
Questo è facile. Sensi probabilmente lo soffocherebbe con un cuscino. Per pietas, ben inteso.

Cambiamo argomento: come nascono le tue storie?
Per caso, perché ci penso. Tutte le risposte sono valide e nessuna è quella definitiva.

Spesso le tue storie sono condite con ironia e umorismo. Quali sono le tecniche che preferisci per far ridere il lettore nei tuoi fumetti?
Altra domanda subdola. Mio fratello dice che alcuni dei miei personaggi - sicuramente quelli che hai citato - parlano esattamente come me. Gli credo, anche se la cosa mi scoccia un po'. Quindi immagino di essere una persona profondamente buffa e stranamente attratta dall'assurdo. Il vero problema è che io non cerco di far ridere i miei lettori. Loro ridono perché non capiscono quanto cazzo sono seria.
Ad esempio la situazione della viabilità spezzina: praticamente tutte le scene che descrivo sono successe veramente a me. E la gente pensa che io stia facendo dell'ironia, capisci quanto è frustrante?

Parliamo di generi letterari (e fumettistici). Quali sono quelli che scrivi più volentieri? E quelli che non scriveresti mai?
Be', probabilmente non scriverei mai un romanzo sentimentale. A meno che non mi dessero un pacco di soldi, ovvio. In realtà può darsi che domattina mi svegli stranamente romantica e decida che il romanzo sentimentale è quello che voglio fare nella vita. Anche definire quello che preferisco scrivere è un po' complicato. Direi che mi piace scrivere quello che mi piace scrivere. E se c'è del sangue, del sesso, un bel po' di morte e quelle due o tre situazioni assurde, è quasi sicuro che mi piaccia. Oh, e poi vorrei scrivere una storia con un crudele criceto mannaro, ma non ho ancora trovato una trama che ne valorizzi pienamente gli aspetti drammatici.

Se tu dovessi scrivere un fumetto di super-eroi, su quale personaggio vorresti mettere le mani e come vorresti cambiare la sua vita?
La risposta più ovvia sarebbe Batman. Batman mi fa venire davvero voglia di scrivere di una gang-bang con lui come protagonista. Nota bene: non sto scherzando. Penso veramente che la sessualità di Batman sia una delle cose più oscure e intriganti mai create. Ricordo che nella sceneggiatura di Arkham Asylum, Morrison sottolineava proprio questo punto - aveva inserito delle situazioni in cui il Joker esasperava la pruderie del protagonista acconciandosi come una via di mezzo tra Madonna e una puttana, facendo dei commenti pesanti sulla sua virilità e palpandogli il culo. In seguito l'aspetto del Joker venne cambiato proprio per attutire questo effetto, che presumibilmente avrebbe devastato le deboli menti degli adolescenti americani.
Un altro supereroe dal quale sono molto attratta è Demon, ma ammetto che quello che mi stuzzica è più che altro l'idea di scrivere tutti i dialoghi in rima.

Hai lavorato più volte con Armando Rossi. Qual'è la cosa che preferisci di lui come disegnatore?
Sarebbero un po' più di una, se hai pazienza. Di lui mi piace che è un disegnatore molto espressivo, che i suoi personaggi riescono a mostrare emozioni veramente complesse senza mai diventare delle macchiette. Se gli dici che il tuo protagonista deve sembrare "pensieroso e vagamente dispiaciuto" non ti ritrovi davanti un Pensatore di Rodin che piange. E questo è molto importante, per me, visto che nei miei fumetti cerco parossisticamente l'understatement. Ovviamente mi piace il suo tratto e la sua stilizzazione. Mi piace il modo complesso in cui organizza le tavole, una complessità compositiva che alla fine riesce a essere semplice. Ci sono anche delle cose che non piacciono, ovviamente, ma visto che tu non me le hai chieste per oggi lo grazierò.

Per concludere: quale titolo daresti alla tua autobiografia?
"Susanna Raule: i suoi primi novant'anni di vita"? Ma potrebbe andar bene anche "Susanna Raule: l'immensa ricchezza e la fama interplanetaria".